Oasi WWF e Riserva Naturale Bosco di Rocconi

L'Oasi WWF Bosco di Rocconi ha un'estensione di 130 ettari (di proprietà WWF) e tutela un ambiente caratterizzato dalle gole del fiume Albegna e del torrente Rigo, con presenze faunistiche importanti che vanno dai rapaci (soprattutto pellegrino e lanario, ma anche biancone, pecchiaiolo, poiana, nibbio reale) agli anfibi (salamandrina dagli occhiali, tritoni crestato e punteggiato, rane dalmatina e italica, oltre alle comuni rane verdi), ecc. L'Oasi è all'interno di una più vasta Riserva Naturale dallo stesso nome (371 ettari), a sua volta ricompresa nel SIC "Monte Labbro e Alta Valle dell'Albegna" (all'interno del quale sono comprese anche le Riserve Naturali del Monte Labbro e del Pescinello).




Olivone di Fibbianello

A lato, un'immagine dell'Olivone di Fibbianello, così come era prima del grave atto criminale con il quale fu bruciato nella notte tra 10 e 11 Maggio 1988. Anche dopo il danno subito da un fulmine, che ne aveva ridotto le dimensioni di circa 3 metri, la pianta plurimillenaria aveva un'altezza di ben 21 metri; le olive venivano raccolte utilizzando tre piani di scale (chi le raccoglieva rimaneva sull'albero l'intera giornata, senza nemmeno scendere per il pranzo) e l'Olivone arrivava a produrne ben 8 quintali. Sull'età della pianta e sulla varietà della stessa sono state effettuate indagini rispettivamente da Università di Perugia e CNR.

Per il grave atto vandalico fu immediatamente presentata denuncia dall'associazione "Ippogrifo" e sul fanno vari esponenti politici presentarono interrogazioni al Governo Italiano sia in sede parlamentare italiana che al Parlamento Europeo.

Nonostante tali iniziative e nonostante le indagini portate avanti dai Carabinieri e dal Corpo Forestale dello Stato, coordinate dalla Procura della Repubblica di Grosseto, non è stato possibile individuare né gli esecutori, né gli eventuali mandanti dell'atto, anche a causa del fatto che la specifica normativa contro gli incendi boschivi (Legge 253/2000) non era ancora vigente quando il reato è stato compiuto.
Fortunatamente, l'incendio non ha causato la morte della pianta che, anche se notevolmente ridotta in altezza, ha prodotto nuovi polloni dalle radici.
Grazie a tale vitalità, l'Assessorato alla Conservazione della Natura della Provincia di Grosseto e l'ISITP "Leopoldo II di Lorena", con l'accordo del Comune di Semproniano e del proprietario della pianta dott. Mariotti, hanno messo in campo un progetto che ha portato alla nascita di numerosi "figli dell'Olivone".  Tramite riproduzione per talea o micropropagazione, sono state prodotte numerose piantine, geneticamente identiche all'Olivone, che sono state fatte crescere nelle serre dell'Istituto agrario e poi distribuite a chi ne ha fatto richiesta.

Follonata

Ambienti di particolare bellezza, dovuti agli effetti dell'erosione dei corsi d'acqua, non sono soltanto quelli presenti all'interno della R.N. Bosco di Rocconi (gole del Rigo e "strette" dell'Albegna), ma anche in altre parti del territorio di Semproniano: la foto rappresenta i Fossaloni, le cui acque confluiscono nella Follonata, a sua volta affluente di sinistra orografica dell'Albegna.


Alcuni esempi della notevole biodiversità del territorio dell'Alta Valle dell'Albegna

Per cominciare, immagini di pieride del navone (Pieris napi), lepidottero della famiglia Pieridae affine alla comune cavolaia (Pieris brassicae), riprese poco dopo lo sfarfallamento (sono ancora visibili i resti della crisalide. Foto di Marco Banci (come le successive).

Femmina (prima foto) e due esemplari in accoppiamento (foto successive) di farfalle della specie icaro (Polyommatus icarus), appartenente alla famiglia Lycaenidae, su infiorescenze di pianta del genere Inula (probabilmente Inula viscosa, della famiglia Asteraceae e sottofamiglia Asteroideae).

Altri insetti, cominciando da quattro specie dell'ordine Lepidoptera: la pieride del biancospino (Aporia crataegi), ovviamente della famiglia Pieridae, la Hipparchia fagi (con due esemplari fotografati) e la Lasiommata megera, entrambe della famiglia Nymphalidae, e la Euclidia mi, falena della famiglia Erebidae.

Di seguito, un dittero del genere Geron, appartenente alla famiglia Bombyliidae, ed un ortottero della famiglia Acrididae (probabilmente, viste le striature sugli occhi, si tratta della cavalletta Anacridium aegyptium).

Passando dagli insetti ai mammiferi, tre esemplari di capriolo (Capreolus capreolus), ungulato dell'ordine Artiodactyla e famiglia Cervidae.

Nelle foto seguenti, esemplari di un'altra specie dell'ordine Artiodactyla, famiglia Bovidae. In questo caso, però, non si tratta di una specie selvatica, bensì di un animale domestico, anche se, sia per l'aspetto che per il fatto di essere allevate spesso allo stato brado, le vacche maremmane assomigliano molto al loro antenato selvatico, l'uro (Bos taurus primigenius).

Tra gli uccelli, il picchio muratore (Sitta europaea), dell'ordine Passeriformes e famiglia Sittidae. Il nome comune della specie dipende dal fatto che, nidificando in cavità negli alberi, la femmina viene "murata" nel nido durante la cova e alimentata dal maschio.

Altri uccelli facilmente osservabili nella zona di Semproniano (in ordine sistematico): il fagiano (Phasianus colchicus, maschio nella foto), dell'ordine Galliformes e famiglia Phasianidae, la tortora dal collare orientale (Streptopelia decaocto), dell'ordine Columbiformes e famiglia Columbidae, il nibbio reale (Milvus milvus), dell'ordine Accipitriformes e famiglia Accipitridae (che è stato oggetto di un progetto di restocking in Maremma ad opera del CERM e grazie a progetti LIFE coordinati dall'allora Comunità Montana Amiata Grossetana), con due foto, l'upupa (Upupa epops), dell'ordine Bucerotiformes e famiglia Upupidae, la cinciarella (Cyanistes caeruleus) e la cincia bigia (Poecile palustris), entrambe dell'ordine Passeriformes, come tutti i seguenti, e della famiglia Paridae, il codibugnolo (Aegithalos caudatus), della famiglia Aegithalidae, il luì piccolo (Phylloscopus collybita), della famiglia Phylloscopidae, il pettirosso (Erhitacus rubecula) e il codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochrurus, maschio nella foto), entrambi della famiglia Muscicapidae, il fringuello (Fringilla coelebs, con due foto di maschi ed una di femmina), della famiglia Fringillidae, e infine lo zigolo nero (Emberiza cirlus, maschio nella foto), della famiglia Emberizidae.

Ancora tre specie di insetti, di cui due appartenenti all'ordine Lepidoptera e famiglia Nymphalidae, la galatea (Melanargia galathea) e la Melitaea didyma, e l'ultima, la Libelloides coccajus, che appartiene invece all'ordine Neuroptera e alla famiglia Ascalaphidae.

Proseguiamo con tre foto di rettili, tutti appartenenti all'ordine Squamata, ma, mentre la luscengola (Chalcides chalcides) della prima foto appartiene al sottordine Lacertilia (anche se potrebbe sembrare un serpente), gli ultimi due, rispettivamente saettone (Zamenis longissimus) e vipera (Vipera aspis), sono realmente serpenti e appartengono perciò  al sottordine Serpentes. Una curiosità riguardo al saettone: è detto anche colubro di Esculapio ed è il serpente rappresentato sugli stemmi di medici e farmacisti. La quarta foto riguarda invece un rettile appartenente ad un gruppo diverso, l'ordine Testudines, ed è la testuggine comune o testuggine di terra o testuggine di Hermann (Testudo hermanni), purtroppo in forte calo numerico.

Tornando agli invertebrati ed andando ancora in ordine sistematico, si inizia con un ortottero della famiglia Tettigoniidae e precisamente una ninfa di specie del genere Tettigonia, fotografata su Anacamptis pyramidalis (si veda l'apposita sezione dedicata alle orchidee). Passando ai lepidotteri, abbiamo una foto di maschio di Thymelicus sylvestris, della famiglia Hesperiidae, su infiorescenza di Trifolium pratense, due della farfalla Melitaea didyma, della famiglia Nymphalidae, ripresa su un'infiorescenza di Salvia verbenaca, e una quarta foto di un maschio di Plebejus argus, della famiglia Lycaenidae, terminando con una foto di Ascotis selenaria, falena della famiglia Geometridae. Seguono due foto di coleotteri: un probabile Pyrrhidium sanguineum, della famiglia Cerambycidae, e un maschio di scarabeo rinoceronte della specie Oryctes nasicornis, della famiglia Scarabaeidae e sottofamiglia Dynastinae. Infine, per gli imenotteri, troviamo un insetto del gruppo delle api (epifamiglia Anthophila), su fiore di borragine (Borago officinalis).

Passando dalla biodiversità animale a quella vegetale, alcuni esempi di fiori che, solo visti da vicino, mostrano pienamente la loro bellezza: nella prima foto, un singolo fiore di una delle piante del genere Anchusa (famiglia Boraginaceae e ordine Lamiales), nella seconda e nella terza, fiori di strigoli o Silene vulgaris  e di uno dei garofanini del genere Dianthus (famiglia Caryophyllaceae e ordine Caryophyllales), nella quarta, fiori di pianta del genere Impatiens (famiglia Balsaminaceae e ordine Ericales), nella quinta, una fiore di cisto femmina o a foglia di salvia (Cistus salvifolius, famiglia Cistaceae e ordine Malvales), seguito nella sesta da infiorescenza di pianta della famiglia Lamiaceae (ordine Lamiales) e, infine, tre piante della famiglia Asteraceae (ordine Asterales), ma, mentre il topinambur (genere Helianthus) della settima foto appartiene alla sottofamiglia Asteroideae, la cicoria (Cichorium intybus) dell'ottava e la barba di becco violetta (Tragopogon porrifolius) dell'ultima appartengono alla sottofamiglia Cichorioideae.

Tutte le piante delle foto sopra, appartengono alla classe Magnoliopsida (sono cioè dicotiledoni). Come rappresentanti della classe Liliopsida (monocotiledoni), oltre alle orchidee per le quali abbiamo creato un'apposita sezione, si riportano foto di aglio roseo (Allium roseum), della famiglia Amaryllidaceae, di lampascione (Leopoldia comosa), della famiglia Asparagaceae, e, soprattutto, quella del giglio martagone (Lilium martagon), liliacea tipica di ambienti alpini che, per il nostro territorio, rappresenta un cosiddetto "relitto glaciale".


Ma le bellezze ambientali del nostro territorio sono anche paesaggistiche: ecco un esempio di foliage autunnale e una cascata sovrastata da un tronco con licheni.